CON AMORE COLLERA E SPERANZA

Quando muore il pensiero critico

Il 5 gennaio del 1984, Giuseppe Fava, maestro di giornalismo e di libero pensiero, veniva assassinato dalla mafia catanese, braccio armato dell'allora sistema politico-economico etneo. Gli editoriali del maestro scritti per il Giornale del Sud, tra il 1980 e il 1981, di cui era direttore, sono una fotografia implacabile di un paese governato da elite corrotte, che al tempo si chiamavano P2, comitati d'affari ecc.. Quel paese descritto da Fava è il medesimo di oggi, con la differenza che quelle elite si sono trasformate in oligarchie funzionali istituzionalizzate...

  • Se sei un uomo

    Amico, mio, chissà quante volte tu hai dato il tuo voto, ad un uomo politico così, cioè corrotto, ignorante e stupido, sol perchè una volta insediato al posto di potere egli ti poteva garantire una raccomandazione, la promozione ad un concorso, l'assunzione di un tuo parente, una licenza edilizia di sgarro. Così facendo tu e milioni di altri cittadini avete riempito i parlamenti e le assemblee regionali e comunali degli uomini peggiori, spiritualmente più laidi, più disponibili alla truffa civile, più dannosi alla società. Di tutto quello che accade oggi in questa nazione la prima e maggiore colpa è tua. Non ti lamentare perciò se il generale comandante della guardia di finanza si fotte duemila miliardi di denaro pubblico, e i massimi finanzieri e ministri, editori, giornalisti, persino il comandante in capo delle forze armate, per avidità di carriera e di lucro, si fanno incastrare in una specie di congiura da un lazzarone come Gelli in una specie di congiura per impadronirsi delle strade d'Italia, e a Napoli, la camorra ha sostituito lo Stato nella pubblica amministrazione, nella distribuzione degli appalti,


  • nella amministrazione privata della giustizia e persino nella coscienza della gente, e in Sicilia e dovunque la mafia è padrona di tutto quello che comunque valore economico e politico, assassina chiunque sgarra o gli dà soltanto fastidio. Non ti lagnare amico mio se tutto questo accade, non ne hai diritto. Il primo lazzarone sei tu e la storia ti paga per quello che merita la tua maniera di concepire la politica e quindi la tua stessa dignità.
    Solo che ora non hai più molto tempo. Lo vedi tu stesso quello che ci circonda e assedia: amministratori che divorano, terroristi che avanzano menando strage, l'inflazione che ogni giorno ti rende più miserabile, finanzieri che portano il denaro all'estero ed ogni giorno rendono questa tua miseria più infame, logge segrete come immense piovre in tutti i vertici dello Stato, mafiosi praticamente padroni anche della tua sedia di lavoro.
    La necessità di una rivolta morale, cioè di trasformare la Sicilia e l'Italia è diventata una necessità per sopravvivere.

  • La democrazia degli italiani

    La democrazia, cioè la democrazia come la intendiamo noi italiani, è un sistema di governo che si presta a tutti gli inganni, falsità e corruzioni. Praticamente un immane scontro tra falangi di clientle che divorano la nazione. Bisogna tuttavia riconoscere che in questa sua imperfezione, la democrazia (stiamo parlando sempre di quella intesa dagli italiani) è però divertente. Una specie di grande ballata collettiva, una recitazione, una kermesse, al termine della quale ognuno può dire di aver vinto (...)
    Non sono cambiati gli uomini, non sono cambiati i metodi, in Italia non cambia niente; presto il parlamento approverà una legge che, escludendo il reato di peculato per i banchieri, rilascerà un certificato di encomio ai fratelli Caltagirone; i senza tetto di Catania saranno messi in carcere per essere stati indotti dal freddo e dalla disperazione a occupare le case popolari. Mezzo milione di siciliani si metteranno sulle spalle il loro dolore, il loro odio, i loro ultimi sogni e continueranno ad andare nelle miniere tedesche, o nei cantieri dell'Africa. Le campagne resteranno sempre più deserte...

  • Il ciclone P2 e i mille che comandano verso la seconda repubblica

    Queste mille persone praticamente comandano su tutto: possono combinare giganteschi affari per centinaia di miliardi, esportare altre centinaia di miliardi all'estero, collocare via via i loro uomini negli uffici di massima responsabilità, al comando degli enti di Stato, alla direzione dei giornali, ai vertici della Rai, dei servizi segreti, della giustizia. Essendo il loro potere occulto, e quindi vulnerabile e imprevedibile, possono fare quello che vogliono.
    Servendosi dei servizi segreti essi possono organizzare stragi, sequestri contro chicchessia, esasperando e terrorizzando la pubblica opinione. Possono impartire fulminei e incontrovertibili ordini alle divisioni corazzate, alle navi di battaglia, alle squadre aeree, forse anche a qualche divisione dei carabinieri. In un momento di grande panico collettivo nazionale (...) possono imprigionare il Parlamento in dieci minuti, arrestare il presidente della repubblica, e proclamare, per necessità storica, la seconda repubblica...

Come siamo arrivati?

 

Questi pezzi di editoriali qui riportati, scritti da Fava, sono una importantissima testimonianza storica che spiegano perfettamente la genesi del potere oligarchico italiano dal 1980 ai giorni nostri, cioè dalla scoperta della loggia P2 in poi.

Come siamo arrivati oggi in Italia ad una situazione per cui il 20 percento della popolazione possiede il 70 percento delle risorse economiche? Gli articoli del maestro ce lo spiegano perfettamente. Il modello di nonsviluppo del meridione diventava, allora, la chiave di lettura dell'intero paese. Oggi l'Italia si è "meridionalizzata" su tutto il territorio nazionale, al di là della crisi economica degli ultimi anni.

Finchè esisterà una forbice così alta tra ricchi e poveri nessun paese al mondo è in condizione di crescere e svilupparsi. Ecco spiegato perché l'Italia non è cambiata da allora poichè continuano ad esserci un migliaio di persone che detengono nelle proprie mani le sorti economiche del paese. Ecco spiegato perchè l'Italia mai cambierà.

 

Con amore collera e speranza

"Con amore collera e speranza" era stato il titolo del primo editoriale scritto da Fava per il Giornale del Sud. Ero innamorato di quel titolo e lo adottai nel 1992. Insieme al mio amico fraterno Elio Gimbo, a quell'epoca la più interessante promessa attoriale uscita fuori dalla scuola del Teatro Stabile di Catania, che si accingeva a muovere i primi passi come regista, fummo coinvolti da Città Insieme, un organismo della società civile cresciuto in seno alla parrocchia di frontiera S. Pietro e Paolo, con alla guida il leggendario padre Resca, nella stesura di uno spettacolo-dibattito per l'ottavo anniversario dell'uccisione del maestro.

Se avevamo il titolo, a Elio, che già  all'epoca dimostrava ottime doti nell'organizzazione registica, venne in mente di puntare sui pezzi scritti da Fava per I Siciliani, che avevano una struttura drammaturgica. In quei pezzi il giornalismo ed il teatro si mischiavano in un modo straordinario. In quei pezzi non si riuscìva a capire dove finisse il giornalismo e dove iniziasse il teatro. Uno in particolare era veramente da fare venire i brividi. SI trattava di una arringa inventata, ipotetica dell'avvocato difensore di uno dei cavalieri del lavoro, presi di mira dal giornale, nell'auspicio, forse, che prima o poi venissero messi in gabbia.

Elio la interpretava in un modo sublime. Era un pezzo di una bellezza narrativa emozionante.  Questo e ad altri pezzi, li miscellammo con canzoni e musiche originali di un giovane cantautore, tra cui c'era una cantilena scritta da Fava. Altri stacchi musicali di un flautista e  poi alcuni dialoghi su quel momento storico che si viveva a Catania: dialoghi scritti da me. Tipo quello tra un giornalaio ed un cliente che discutevano sul fatto di aver visto per strada, mentre camminava tranquillamente, il boss Santapaola, latitante, credo, da una ventina d'anni...

Un teatro da fabbrica

Grande emozione per me, poter lavorare ad un progetto piccolo piccolo come questo ma dai grandi significati. Anche perché da quel momento Elio decise di non fare più l'attore per dedicarsi alla regia. Fu così, grazie anche al sostegno di Elena Fava, responsabile dell'associazione I Siciliani, che nacque la compagnia "FabbricaTeatro", di cui divenni il primo presidente. 

Si trattava di teatro civile, si trattava di portare il teatro dove non poteva accedere: nelle strade, nelle piazze, nei centri sociali, nel carcere minorile...

Oggi Elio è sempre il capocompagnia di FabbricaTeatro, a Catania, e ha uno spazio multiscenico tutto suo, uno dei quali non poteva che portare il nome di Pippo Fava...