DALL'AMERICAN WAY OF LIFE ALLA CACCIA ALLE STREGHE

  • LA SOCIETA' ATOMIZZATA

    Il Generale muoveva la sua armata solitaria, la sua avanguardia, in un mondo soffocato dalla morale di massa che giustificava l'imbarbarimento del modello sociale, attraverso la paura della morte e la sindrome del conformismo.
    La morte atomica non è soltanto la paura fisica di soccombere, il pericolo immediato, cioè la rappresentazione iconografica della paura che deve giustificare le guerre, ma forse soprattutto rappresenta l'afasia di un'atomizzazione del corpo sociale che il conformismo aveva reso ormai sistema...
    Del resto il generale sapeva di cosa parlava, dato che durante la seconda guerra mondiale era stato al servizio del controspionaggio. Proprio quella esperienza lo aveva marchiato a vita, tanto da portarsela fino ad Harvard, dove si costruirà una carriera da scrittore.
    Scrivere era diventato il suo strumento di lotta verso il sistema di potere, ed una volta lauretosi il Generale prese i galloni ed il bastone di comando del suo esercito solitario. Il suo primo romanzo era una fotografia dell'apparato militare, contro cui il Generale si scagliò impietosamente...

  • IL GRANDE IMBROGLIO

    In effetti il piano d'attacco del Generale era ben studiato, perchè mirava ad un obittivo preciso: smascherare il grande imbroglio... Il "Secolo Americano" è forse lo slogan più significativo che serve ad indicare il profondo convincimento sul ruolo dell'America come fulcro della libertà e del benesssere planetario. Era l'ideologia del neocapitalismo, che poi cinquant'anni dopo diventerà neoliberismo. Un sistema in grado di dispensare benessere alla borghesia, grazie all'aumento della crescita economica, rendendo così, solo apparentemente, superata qualsiasi forma di conflittualità sociale...
    Sono queste le bandiere dell'establishment sventolate dal sistema mediatico di Madison Avenue, di cui Henry Luce ne rappresentava il maggior promoter, anzi grazie al suo potere diventò l'uomo forte d'America, impregnato di simbolismo ideologico forse ancor di più dello stesso Eisenhower, tanto che sua moglie divenne ambasciatrice in Italia.
    La caccia alle streghe con il maccartismo furono praticamente il risultato utile portato a casa da Henry Luce, per come organizzò magistralmente quella campagna di terrore fomentata per consolidare le proprie rendite di posizione per almeno un decennio.

  • E così fu... Inoltre i due poteri insieme ebbero dalla loro tutta la classe media che diventava ceto agiato, proprio perché negli anni cinquanta l'espansione dei redditi aveva prodotto ricchezza per loro. Le condizioni c'erano tutte per far credere al popolo che tutti potevano arricchirsi, bastava conformarsi... Ma così non era perché il liberismo per sua natura toglie a molti per dare a pochi. Il grande imbroglio era stato pianificato nei minimi particolari e le forze da combattere per il Generale Marijuana erano mastodontiche, quindi occorrevano degli alleati. Ma chi?
    I movimenti di massa non esistevano ancora, però cominciavano ad uscire fuori le avanguardie, quelle che dieci anni dopo faranno la rivoluzione: i beat ad esempio... Ok, Kerouac, Ginsberg, Corso, Ferlinghetti, Burroughs era gente affidabile con cui si poteva lavorare. Però non bastava anche perché i beat erano ascetici, troppo ascetici, mentre occorreva una protesta politica vera... E allora che fare? Fondare una nuova avanguardia: hipster...! Hipster è contro cultura. Significa innescare battagie contro i costumi sessuali dell'epoca. Hipster è la marijuana, la cultura marxista, hipster è l'anticonfromisno.

Come abbattere il mostro di Madison Avenue

 

      Quando nel 1955 Norman Mailer fondò "The Village Voice" il suo intento era quello di proporre una visione dell'America antagonista rispetto a quella che l'establishment di allora proponeva con forza, attraverso il dispiegamento dei media di massa, cioè giornali e televisioni.

      Madison Avenue era la strada newyorchese dove erano concentrate le principali testate statunitensi, ed il magnate Hanry Luce, editore di Time, Life e Fortune, in quel momento, rappresentava il grande manovratore del sistema culturale, cioè l'America way of life.

      Un sistema dove veniva promosso il benessere per tutti, data l'espansione dei redditi della classe media, sviluppatasi all'indomani della seconda guerra mondiale. Un sistema edulcorato, costruito sul perbenismo e soprattutto sull'anticomunismo, che però aveva come risvolto della medaglia lo spauracchio della bomba atomica, tema dominante, che diventava in qualche modo lo strumento per difendere quel benessere. Per cui la paura di un attacco atomico era il prezzo da pagare per garantire la "felicità collettiva".

      La lotta al comunismo fu dunque il principale meccanismo sociale che esternamente legittimava il primo conflitto bellico dopo la guerra mondiale: la Corea. L'altra, storicamente più connotativa, condotta internamente viene ricordata come la "caccia alle streghe", il cui "condottiero" fu un senatore grigio e insignificante: Joseph McCarty. Il maccartismo può essere considerata una delle pagine più nere della storia contemporanea americana. Prese principalmente di mira gli artisti e gli intellettuali del tempo, che provenivano dalla storia degli anni trenta, intrisa di socialismo e keynesismo subito dopo la grande depressione. Una storia che il presidente Roosevelt, per alcuni versi, fece propria.

       La persecuzione di questa classe intellettuale decimò la cultura di sinistra americana, creando una sorta di big bang antropologico. Le carriere dell'intellighentia di matrice marxista furono falcidiate, messe alla berlina da un vero e proprio processo penale, attraverso cui le accuse, assolutamente infondate, di tradimento alla costituzione, mascheravano in realtà una vera e propria controffensiva politica del partito repubblicano che negli ultimi vent'anni era rimasto all'opposizione.

       Dicevamo di Madison Avenue. Si perché senza l'appoggio dei grandi mezzi di comunicazione e soprattutto di Hanry Luce, il partito repubblicano non sarebbe mai potuto ritornare al potere. Cosa che fece nel '53 con il generale Eisenhower, uno degli eroi della seconda guerra mondiale. Lo slogan "I Like Ike", sempliciotto e banale, almeno agli occhi di oggi, era diventato un tormentone così potente, che perfino il primo scandaletto di spionaggio e tangenti che coinvolse il suo vice Richard Nixon, venne sedimentato dal popolo americano, che comunque da quel momento gli affibbiò un soprannome che gli resterà per sempre: "Tricky Dick", Richard il truffaldino.

       Quella del '53 può essere considerata la prima vera campagna elettorale mediatica, dove le regole del marketing politico iniziavano a prendere forma. In quel periodo di grandi trasformazioni tecnologiche, il cinema iniziava ad essere riformulato in funzione della televisione, dallo star system si passava rapidamente al personality system, i media di massa erano appunto nelle mani di pochi grandi editori conservatori, che avevano tutto l'interesse a creare una osmodi con il sistema politico. Ma già dagli anni sessanta in poi le cose andranno a cambiare, poiché il potere dei media si slegherà dal sistema politico facendone da contrappeso, e l'emblema di questo sarà sempre Tricky Dick, spodestato dalla carica di presidente dalle inchieste del Washington Post prima e dalla copertura della CBS dopo.

       Negli anni cinquanta si legano i nodi del sistema capitalistico come oggi noi li conosciamo. Il ricorso alle armi nucleari era il deterrente, in quel momento storico, di una guerra fredda contro il blocco sovietico, dove l'espansione economica di tipo liberista si poneva come obiettivo di quello che allora da alcuni veniva definito "governo mondiale", realizzatosi compiutamente con la caduta dei muri grazie alla globalizzazione. Era la dottrina della "guerra perpetua" che iniziava a nascere, sottoforma di guerra preventiva, formalmente contro i valori della democrazia occidentale, sostanzialmente contro l'accentramento della ricchezza nelle mani delle corporations. Cosa che determinerà il postulato stesso della società di oggi: le risorse in mano a pochi e gli effetti delle crisi sulle vite di tanti.

       Una guerra perpetua che ovviamente non si è fermata con la fine dell'Unione Sovietica, ma che ha trovato nuovi nemici da combattere, prevalentemente nel sud del mondo.

      Dagli anni cinquanta in poi gli Stati Uniti utilizzeranno il sistema della guerra perpetua  per finanziare dittatori in giro per il mondo, soprattutto nell'America latina, al fine di garantire il governo mondiale contro il nemico comunista. Nei nostri giorni il governo mondiale viene protetto mantenendo al potere i dittatori, prevalentemente in Medio Oriente, contro la paura jihadista, che però colpisce le popolazioni civili, sia mediorientali che occidentali. Non c'è più la deterrenza e la paura della fine atomica, ma il coinvolgimento stragista delle popolazioni civili inermi. Ecco che la motivazione politica diventa, in questo tempo storico, quella del meno peggio: meglio un dittatore che garantisce gli interessi neoliberisti che uno stragismo determinato a mettere in crisi il nostro sistema di vita, che non è quello dei popoli, ma quello delle corporations.

       Ma torniamo agli anni cinquanta. Torniamo a Norman Mailer, il quale rappresenta, con la sua invenzione del movimento hipster, un pò in continuità ma anche in pò in antitesi con la Beat Generation di Kerouac e compagni, poiché ritenuti troppo ascetici, il nuovo dissenso politico al sistema di potere dominante, in sostitizione di quella tradizione marxista degli anni trenta che il maccartismo aveva annientato. Il suo grido alla ribellione, anche violenta se necessario, era l'espressione di una rivolta morale che attraverso il giornalismo e la narrativa, raccontava tutta la sua rabbia. Forse, in quel momento di grande assuefazione culturale ai valori dominanti, Mailer è la punta più alta di un dissenso, un pò avanguardistico. Una punta di diamante che avrà il pregio di anticipare i grandi movimenti di massa degli anni sessanta.

      Come pochi, egli si scagliava contro il sistema capitalistico americano, prima di tutto deridendolo, infatti lo pseudonmo che scelse, "Il Generale Marjuana", è estremamente significativo in tal senso, poiché si considerava un "condottiero culturale" senza armata. Dichiarare guerra ad un sistema culturale di massa non è cosa da poco, se cerchi di abbattere innazitutto gli schemi entro cui agiscono le categorie del bene e del male, nei recinti del comune pensare...

      Oggi ci sarebbe bisogno del Generale Marijuana, ma in effetti forse ci sarebbe bisogno di tanti Generali Marjuana, consapevoli che il mondo d'oggi è praticamente imploso, poiché l'isolamento degli individui da se stessi, determinato dagli effetti del governo mondiale, della guerra perpetua, in sintesi da quello che oggi viene definito "neo-liberismo", si traduce nella nostra contemporaneità in modo tragico. Una tragedia afasica, dove il cannibalismo sociale, l'assenza di umanità, l'emergere di nuovi fascismi, hanno fatto tristemente sprofondare il mondo in una voragine buia.

      E l'Italia, dentro questa voragine, sta proprio in basso, più che altri paesi europei, poiché è un paese corrotto in modo endemico, a causa di una classe dirigente che proprio negli anni cinquanta iniziava a tessere le fila di un sistema dove gli interessi di pochi possono essere garantiti attraverso il controllo sociale...

La verità può aspettare

Il nostro è un gioco narrativo, naturalmente, all'interno del quale abbiamo immaginato che il Generale Marijuana tornasse a scrivere come ai tempi del Village Voice, e tornasse a scrivere dell'Italia a due livelli temporali. Il primo riproponendo degli articoli su come negli anni cinquanta in questo paese il sistema corruttivo si sia impiantato, prevalentemente tra il '53 ed il '57, quando ambasciatrice statunitense in Italia fu Claire Luce, moglie del tanto odiato Hanry. E poi ci sono i nostri giorni caotici, senza speranza, truffaldini, con una classe dirigente impegnata assolutamente verso sé stessa, oramai irrimediabilmente disinteressata al bene pubblico. Ben tornato Generale Marijuana...

Il ritorno del generale Marijuana

      La scrivania rivolta verso il parco dell'est village, durante i giorni di sole, esponeva la mia macchina da scrivere, la mitica underwood, ai raggi che penetravano la redazione, posta al primo piano di una palazzina liberty. Ma al Generale Marijuana non importava più di tanto, il sole gli piaceva. Del resto la mia colonna, sempre in apertura del giornale, era come quella luce, accecante, violenta, arrogante, disperata… Anzi no, di più, era come un urlo che dal Villaggio arrivava forte per scuotere le coscienze e fustigare quella società di corrotti che, attraverso i suoi “benpensanti”, mascheravano la legalità con la corruzione dei fini, di cui si erano resi portatori. I temi erano tanti: conformismo, privilegi, cannibalismo sociale, ipocrisia ecco i mali da denunciare. Avevo dichiarato guerra alla società dell’opulenza, da solo, come un eroe antico che sfida il mondo antropomorfo. E solo ero rimasto in quella redazione, perché subito avevo litigato con i miei due soci co-fondatori...
       Da solo ho mandato avanti quel giornale per quasi quindici anni. Quella redazione era il mio rifugio, del resto era lì che scrivevo i miei romanzi. Era da lì che avevo dichiarato guerra alle oligarchie, in qualche modo era il mio quartier generale, dove potermi riparare dopo ogni attacco subito, e dove poter lanciare i miei missili di parole e sfuggire alle contraeree del senso... E' lì che scrissi il reportage sulla marcia di Washington che mi valse il premio Pulitzer, santificandomi come l'antieroe per eccellenza, oltre ad avere rivoluzionato il concetto di reportage giornalistico...

      Un Generale senza armata, dissero di me, solo come tutti i visionari che vorrebbero cambiare il mondo, sapendo che mai ci riusciranno… Era il Generale Marijuana…

      Lui non solo denunciava la corruzione morale ma promuoveva una metodologia su come difendersi dalla violenza totalitaria del Potere, che sia esso democratico, autoritario o oligarchico… Occorre il Coraggio. Il coraggio di vivere la propria vita senza negarsi i desideri, la voglia di creare, i sogni d’amore, la possibilità di scegliere. Il vero coraggio è nel mondo delle donne e degli uomini neri, perché da quel mondo vengono gli insegnamenti di rinascita individuale. Come fu il jazz agli inizi, quando l’isolamento veniva combattuto con la musica. I popoli neri lo sanno cosa significa l’isolamento, anche a causa degli stessi uomini che li governano, ma soprattutto a causa di un sistema delle merci manovrato dalle società dell’opulenza, che costringono questi popoli alla fuga e poi quando si presentano alle loro frontiere, per salvarsi la vita, gli sparano addosso… Oggi, forse l’isolamento, potrebbe essere combattuto con la consapevolezza…

       Forse è per questo che il Generale è tornato… Per sottolineare quanto in questo momento tocchi ai popoli darsi da fare per esutorare le classi politiche corrotte. La domanda è: se il Generale risorge dopo quarant'anni per tornare a scrivere la sua colonna, perché questa volta in Italia...?

       In Italia ci avevo vissuto per qualche tempo, insieme ad altri scrittori un pò boemien degli anni cinquanta. Era italiana la seconda delle mie cinque mogli. Durò poco però perchè una notte il Generale un pò ubriaco quasi la uccise. Lei non sporse denuncia, ma dopo quella storia lo lasciò per sempre...

Perché proprio lei?

La nuova ambasciatrice statunitense in Italia è Clara Luce, moglie del magnate americano dell'editoria, inventore del maccartismo...

 

      23 marzo 1953 – Clara Luce è arrivata in Italia, nominata ambasciatrice da Ike Eisenhower, che grazie ai poderosi mezzi di Madison Avenue, mossi dal marito Hanry, il magnate dell'editoria, è riuscito ad essere eletto Presidente. Con il suo impero è riuscito a manovrare il sistema giornalistico americano creando ad hoc la campagna maccartista della caccia ai comunisti, utile strumento per vincere la campagna elettorale, persino in compagnia di un vice, Richard Nixon, soprannominato il "truffaldino".

      Ma perché proprio lei ambasciatrice in Italia? Che bisogno ha l'America di mandare un'arpia proprio in questo paese? Gli ingenui commentatori italiani si sono sbizzarriti in varie ipotesi, abbastanza sciocche perché fini a sé stesse. Un ringraziamento di Ike al marito, per la campagna mediatica presideziale? Ok, può essere, ma con tutto il rispetto, l'Italia non è un paese di prestigio come l'Inghilterra o la Francia... E allora perché proprio lì?

      Facciamo un passo indietro. Ci serve perché abbiamo scoperto che la signora Luce ha avuto dei trascorsi italiani, considerato che sia lei che l'infingardo marito erano due sostenitori del dittatore fascista Mussolini. Quando la donna faceva la giornalista di costume per quel giornalaccio di Vanity Fair, di cui divenne direttrice nel '29, dopo la separazione dal primo marito, trascorse del tempo proprio in Italia. Qui si intratteneva con un giovane giornalista fascista, Indro Montanelli, il cui nome di battesimo è tutto un programma, poiché sarebbe il diminuitivo di Cilindro, nome, a quello che mi dicono, proveniente dalla cultura futurista, in voga durante il regime dittatoriale tra la borghesia italiana. Un giornalista un pò spaccone, con cui aveva passato del tempo a New York, dove si erano conosciuti. Uno di quelli che se si danno tante arie, con quel "so tutto io", poi vai a leggere i suoi pezzi e sono un inno alla banalità...

      Beh, del resto, la signora Luce non è che fosse da meno. Per lei il giornalismo era frequentare i salotti aristocratici americani, scrivere articoli senza nessuna verve stilistica, qualche commediola sciocca messa in scena da questo o quel impresarie che si era fatto sedurre, e poi tanto pettegolezzo...

      Una bella coppia insomma, grondande di ipocrisia borghese e unita dal più acceso anticomunismo viscerale. E' chiaro che il duce era visto da ambedue come il miglior viatico ideologico della loro inconsistenza. Comunque, durante il soggiorno italiano fu Montanelli a introdurla negli ambienti oligarchici italiani, persino gli articoli scritti dalla donna sembra fossero stati elaborati sotto dettatura... E proprio quegli articoli pare abbiano destato l'attenzione del grande editore, al punto da indurlo a conoscerla e farla sua... Fatto sta che in Italia la futura signora Luce conobbe gerarchi, giornalisti, editori, tutta gente di grande caratura politica... C'era l'ambasciatore Dino Grandi, gli alti gerarchi monarchici Vittorio Cini e Giuseppe Volpi di Misurata, l'editore Longanesi, a cui si aggiungono vari militari dell'esercito.

   Non c'è dubbio che sono proprio queste conoscenze della destra più reazionaria del paese il vero motivo della presenza in Italia. Ma a tal punto c'è da chiedersi a cosa gli serviranno mai questi contatti? 

      In questa storia americana, un po’ all’italiana, rientrano personaggi e vicende di lungo corso, risalenti all’indomani della seconda guerra mondiale. Spie, fascisti, affari occulti e una nuova classe dirigente governata dalla CIA costituiscono lo scenario drammaturgico di questa storia. Si, perché intendiamoci, Ike Eisenhower, che allora era un generale, pur avendo preso la presidenza con l’inganno della caccia alle streghe, visto che i repubblicani erano all’asciutto da più di un ventennio, non è che si differisce poi di tanto dal mediocre predecessore democratico, anzi ne è la diretta conseguenza. Nessuno scorge una sorta di continuità fra la dottrina Truman e la caccia alle streghe, che sta facendo sprofondare nel buio dell’oscurantismo la grande nazione americana?

     Nell’aprile del 1946 George Kennan, il poco accorto dimissionato ambasciatore Usa a Mosca, inviava al Segretario di Stato James Byrnes, un lunghissimo e alquanto particolare telegramma, in cui tratteggiava un’analisi tra la politologia e lo spionaggio, dove si diceva in poche parole che Stalin per mantenere il proprio dominio aveva bisogno di un nemico da combattere, in una continua sfida con l’occidente: in realtà il nemico da combattere era un bisogno tutto americano. Per ovviare al problema, il “brillante” diplomatico, realizzò che occorreva rafforzare le istituzioni dei paesi occidentali, per “renderli immuni” da una eventuale ingerenza sovietica. Così il buon vecchio Harry, non se lo fece dire due volte e l’anno dopo coniò la sua dottrina. Del resto non aspettava altro che  gli venisse servito un buon nemico da combattere su un piatto d’argento: Grant aveva avuto gli indiani, Roosevelt i nazisti, lui qualcuno doveva pur averlo…

   Così nacque la dottrina Truman, cioè la dottrina del “contenimento”, attraverso cui si doveva arginare l’avvicinamento dei paesi che rischiavano di transitare sotto il controllo di Mosca. Ed ecco che entra in ballo l’Italia, poiché lì vi sono due importanti partiti marxisti come il partito socialista ma soprattutto il partito comunista, il cui leader è dentro il Comintern, e che hanno grande ascendente sul popolo, visto la loro partecipazione attiva ad abbattere il fascismo di Mussolini. Forse per questo in Italia l’anticomunismo da subito si struttura attraverso organizzazioni occulte sotto il controllo dell’OSS, l’antesignano della CIA, con le sue spie, i suoi mafiosi ma soprattutto con buona parte del sistema militare mussoliniano… E forse per questo durante tutti gli anni quaranta non vi sono stati processi per crimini di guerra contro i fascisti, poiché essi servivano a rinfoltire la fila del nascituro sistema militare e di polizia ma anche di tutte quelle organizzazioni clandestine paramilitari che servivano a far fronte all’ipotetica minaccia comunista…

     Il punto è che la minaccia comunista in Italia era assolutamente inesistente. Cioè a dire, che l’Unione Sovietica potesse invadere l’Italia era fuori dalla realtà poiché in seguito agli accordi di Yalta le grandi potenze occidentali sarebbero accorse in suo aiuto e l’Unione Sovietica certo non era interessata a far scoppiare una terza guerra mondiale… Dal punto di vista interno poi Togliatti, il capo dei comunisti, da ministro della giustizia esso stesso aveva firmato gli accordi di pacificazione interna, impedendo di perseguire i fascisti. Egli seppur membro effettivo del Comintern era più stabilizzatore degli stessi cattolici, che con quell’ometto smilzo, agli ordini dei servizi di sicurezza americani, erano andati al potere senza mai più lasciarlo. Togliatti aveva da subito espressamente teorizzato una via italiana al comunismo, che non voleva dire nient’altro che “se veniamo eletti, governiamo noi e curiamo i nostri interessi…” Ecco allora il vero motivo di tutto quello che in Italia succederà dal ’46 fino ad adesso: non la paura dell’invasione sovietica, non la riconversione dello stato democratico in stato collettivista, del resto la costituzione l’avevano scritta i comunisti insieme a tutti gli altri, ma esclusivamente la gestione del potere per il potere. Ovviamente i comunisti non garantivano tutti: mafia, massoneria, fascisti, chiesa, con gli interessi trasversali di tipo industriale, economico e finanziario che questi club’s di brava gente rappresentavano… Fu così che venne a crearsi una struttura operativa in capo all’OSS, con le sue spie di alto rango professionale, e con personaggi italiani a tutti i livelli, cioè quello militare e quello politico istituzionale…

  • Trame oscure dietro la morte di una giovane

    New York, 3 giugno 1953 – In questo bizzarro viaggio italico mi sono imbattuto in una strana storia, segnalata dalla Fonte dei servizi. E‘ una vicenda che si preannuncia esplosiva, per quanto allo stato attuale sia semplicemente relegata nelle pagine di cronaca locale. Una vicenda ambigua, sfuggente. Un giallo insomma, al centro di cui vi è una giovane ragazza trovata morta in una spiaggia: Wilma Montesi. Gli altri più che attori sono maschere che sembrano giocare partite diverse: dal medico condotto che per primo ha visto il corpo, alla polizia che smentisce il medico, e poi all'autopsia, il cui refereto è degno della commedia dell'arte italiana: morta a causa di una sincope, nel mentre era intenta a fare un pediluvio in una spiaggia. Svestita, cade con il viso rivolto al mare e annega...
    Ma prima di andare a leggere i fatti, una o due domande bisognerebbe porsele: quale interesse ci può essere sulla morte di una ragazza come tante, di buona famiglia, come si dice, da parte delle autorità investigative nel giocare partite diverse? Chi scommetterebbe un nichelino su una storia come questa?Apparentemente non se ne vedrebbero le ragioni, per un normale fatto di cronaca... La regola vuole di leggere il contesto, perché se è vero che nulla succede per caso è anche evidente che la vita di una persona può facilmente diventare il meccanismo di una cospirazione...


    Se la nostra epoca si regge sulla paura è proprio la paura a diventare la principale oppressione nella mente dell'individuo. Una paura strisciante, che consente di far vacillare le certezze e rimette tutto in discussione. Se la giustizia sociale, quella che garantirebbe i più deboli dai sopprusi di quel gruppo di potenti che in questo momento vogliono controllare il mondo attraverso le coscienze dei singoli individui, venisse confusa dalla paura, questa sarebbe la più grande delle manipolazioni. Ma alla fine è manipolazione di piccoli uomini, perché solo piccoli uomini possono creare realtà artificiali finalizzate al loro stesso potere: il male...
    Ma la paura spesso è sfuggevole. Anzi la paura è relativa alla realtà di ogni popolo. Se sulla paura della morte atomica gli americani hanno costruito il loro senso comune, quale può essere la paura degli italiani? Forse nessuna. Quando un popolo esce massacrato da una guerra, è il passato la sua paura... Ed è per questo che c'è bisogno di minare dalle fondamenta il senso comune, per controllare le infrastrutture del potere...


    In Italia, il controllo di queste le ha in mano il blocco di potere Stay Behind. Allora possiamo rispondere alla domanda che ci siamo posti a fine marzo: a cosa gli serviranno mai i contatti della destra fascista a Clare Luce, una volta nominata ambasciatrice? Abbiamo scoperto che la domanda è mal posta, poiché quei personaggi non sono contatti ma compongono pezzi della rete del blocco di potere Stay Behind...
    Ci sarebbe da chiedersi in realtà quanto la paura dell'invasione comunista possa essere percepità dal popolo italiano? Non lo è, infatti... E visto che in Italia non esiste ancora un Hanry Luce, magnate dell'editoria, che possa costruire la realtà mediatica del sogno americano, insieme alla paura della bomba atomica, per garantire le infrastrutture del potere, allora meglio organizzarsi in modo clandestino al fine di deviare il corso delle vicende storiche, nel caso in cui ce ne fosse bisogno...
    Come sappiamo lo hanno fatto fino ad adessso, poiché gli uomini della Democrazia cristiana legati a Stay Behind, hanno potuto fare il bello e il cattivo tempo...
    Ma sembra esserci una novità. Dentro il partito stesso della Democrazia cristiana, quella forza politicamente antagonista al blocco di potere Stay Behind assume sempre più potere. Si chiama Iniziativa democratica e il suo leader è un professorino universitario: Amintore Fanfani. E' una storia strana questa per noi americani abituati a raffrontarci con un epigono quale potrebbe essere il partito democratico. In Italia la Democrazia cristiana è invece l'insieme di più partiti che si chiamano correnti. Si combattono ma gestiscono il potere insieme.


    In questo momento Fanfani, antagonista del blocco di potere Stay Behind, è il ministro dell'Agricoltura di un governo presieduto da Alcide De Gasperi, il cui vice è Attilio Piccioni, cioè i due artefici di Stay Behind. Ora, succede che la morte di Wilma Montesi, in modo molto sommesso, qualcuno la voglia assocare al figlio di Piccioni, Piero, un musicista frequentatore delle feste romane...
    Pensiamo per un attimo: cosa potrebbe succedere, nel sistema di potere italiano, se uno degli artefici del blocco di potere Stay Behind, anzi il successore dell'attuale leader De Gasperi, crollasse a causa di uno scandalo...? Che la strategia della povera Clare verrebbe messa in seria crisi e l'astro nascente Fanfani avrebbe campo facile per prendere il potere...

  • La stampa italiana promuove dubbi ipotesi e sospetti sul cadavere di Tor Vaianica

    Roma, 3 giugno 1953 – Wilma Montesi era una ragazza di vent'uno anni romana: padre artigiano, madre casalinga, fidanzato poliziotto, una sorella. Scompare il pomeriggio del 9 aprile, per essere ritrovata sulla spiaggia di Tor Vaianica... (Quando)

    Sono passati una ventina di giorni da quell'accadimento, e appena stava per entrare nel dimenticatoio ecco che la vicenda si riaccende. Questo perché ben sette quotidiani, una rivista e due agenzie ad inizio mese, ed in contemporanea, hanno lanciato la notizia, fatta filtrare goccia dopo goccia, che l'ultimo a vedere Wilma Montesi sarebbe stato Piero Piccioni, figlio di Attilio Piccioni, erede della leadership atlantica italiana, fino ad adesso rappresentata da Alcide De Gasperi, di cui è il suo vicepresidente nell'attuale governo.
    Ma la fonte di questa notizia da dove è provenuta? Tutte le voci conducono a Montecitorio, poiché si parla di ambienti parlamentari, e precipuamente luoghi di contatto tra i corpi intermedi del sistema politico e i giornalisti parlamentari... Quindi, se la matematica non è una opinione, due più due dovrebbe far quattro... Cioè a dire, se la notizia è uscita da un qualche gruppo parlamentare di Montecitorio e colpisce direttamente Attilio Piccioni, è chiaro che costui ha un nemico che lo vuole demolire... Se consideriamo che tra un paio di settimane in Italia si terranno le elezioni politiche, con una nuova legge fatta apposta per rafforzare i partiti satellite della Democrazia Cristiana, i cosiddetti partiti laici, uno scandalo ben orchestrato contro il secondo esponente più in vista del blocco di potere, a chi serve...?
    Sulle pagine romane del giornale comunista l'Unità, il 6 maggio, si legge una interessante ricostruzione sui fatti partendo dal ritrovamento del cadavere... Perché è sul cadavere, e sulla sua analisi necroscopica, che inizia una controversia sommessa tra due parti in causa: il medico condotto, che fece la primissima valutazione sul corpo, e la Questura di Roma, con la sua fantasiosa teoria del pediluvio...
    Ma torniamo al sei maggio, anzi ai primi giorni di maggio del 1953... I giornali che pubblicarono la notizia del coinvolgimento del giovane figlio di un alto esponennte democristiano nella morte di Wilma Montesi, furono: Secolo, Merlo giallo, Avanti, Popolo di Roma, Gazzetta del popolo (Torino), Momento Sera, Paese Sera, Giornale d'Italia.

    «Il caso tragico e oscuro di una bella ragazza romana di 21 anni, Wilma Montesi, la cui salma intatta fu rinvenuta l'11 aprile scorso sulla spiaggia di Tor Vaianica, fra Ostia e Anzio, dove l'avevano spinta le onde del mare, è tornato di nuovo a far parlare di sé i giornali, assumendo improvvisamente un rilievo di sapore spiccatamente politico. Da alcuni giorni, infatti, si era diffusa negli ambienti giornalistici della Capitale, la notizia che la fanciulla aveva trascorso le sue ultime ore di vita, a Ostia, in compagnia del figlio di un alto esponente del partito democratico cristiano. Questa notizia — sull'autenticità della quale numerosi giornalisti affermavano (ed affermano) di poter giurare — è stata pubblicata da numerosi giornali...»

    Ma cambiamo ancora scenario. Perché, come dicevamo, la Questura di Roma, fa un'analisi necroscopica diversa da quella del medico condotto, che vide per primo il cadavere. Si tratta del dottor Agostino De Giorgio, il quale stabilisce la morte a 18 ore prima...

    «Durante un colloquio con un nostro redattore, il dottor De Giorgio confermò la sua ipotesi e dichiarò che un errore di due, o anche di quattro ore era possibile, ma respinse, come insostenibile, un raddoppiamento della permanenza in acqua del cadavere (…) Il medico di Pomezia ha nuovamente insistito, spiegandone i motivi scientifici: le pupille, egli ha detto, cominciano ad irrigidirsi 12 ore dopo il decesso. Le pupille di Wilma erano rigide. Dunque era morta da almeno dodici ore. Le dita dei piedi sono le ultime ad irrigidirsi: circa 24 ore dopo la morte. Ora, le dita di quella salma erano ancora ben articolate. Inoltre uno dei due arti inferiori, all'altezza del ginocchio. era solo parzialmente rigido.»

    Una volta che i Carabinieri, il 16 aprile, iniavano il corpo presso l'Istituto di Medicina Legale di Roma, l'autopsia veniva eseguita da due professori.

    Il corpo era stato trovato praticamente svestito, con il viso rivolto al mare, era integro dal punto di vista sessuale. Erano presenti un paio di lividi. Niente veleni, narcotici, stupefacenti nello stomaco. La sabbia ritrovata negli organi di Wilma era quella di Ostia: granulosa e ricca di ferro, mentre quella di Tor Vaianica è fine e terrosa. Viene ritrovata acqua nei polmoni, in bassa quantità. La morte risale a 36 ore prima.

    Lo scenario ricostruito dalla Questura è chiaramente una messa in scena... Morta per una sorta di sincope: dopo aver ingurgitato un gelato, ritrovato nello stomaco, s'era messa a fare, sul bagnasciuga della spiaggia di Ostia, un pediluvio per alleviare una irritazione ai piedi di cui era affetta.

  • Quindi si toglie scarpe, gonna, calze e reggicalze per fare questo pediluvio. Poi, presa da un malore dovuto al congestionamento del gelato ma anche dal fatto che la ragazza avesse il ciclo mestruale, collassa con il viso rivolto al mare e annega. Le onde porteranno il cadavere sulla spiaggia di Tor Vaianica, ritrovato, appunto, trentasei ore dopo.
    Perché la Questura si prende la briga di inventare una favola come questa, per la morte di una ragazza della porta accanto...? Forse che già in quel 16 aprile la Questura di Roma sapeva di dover difendere qualche potente da un qualche attacco...? Attacco che arriverà nei primi giorni di maggio di quest'anno, quando sui giornali viene coinvolto il figlio di Attilio Piccioni, con una storia fatta girare ancora più roccambolesca del pediluvio....
    Si, perché secondo questa ricostruzione Piero Piccioni nel momento in cui Wilma Montesi periva era insieme a lui. Anzi era lui che gli teneva i vestiti che si era tolto per fare il pediluvio... Per cui una volta che la vede morire cos'è che fa? La lascia lì e si porta i vestiti dietro. Non solo, poi, forse preso dal rimorso, cosa fa ancora...?

    «Tutti questi giornali, quale con maggiore, quale con minore sicurezza, alcuni velatamente, altri di sfuggita, hanno riferito che il giovane rampollo dell'esponente democristiano si era presentato in Questura, per restituire alcuni indumenti che la Montesi si era tolta, si suppone, poco prima di morire, e che non erano mai più stati rintracciati, malgrado le affannose ricerche condotte anche con cani poliziotti dal fiuto acutissimo.»

    Come se non bastasse l'agenzia Kronos il 5 maggio lancia una notizia davvero esplosiva, perché l'auto di Piero Piccioni viene vista in quei frangenti, e la Questura smentisce tutto categoricamente...

    «Il biondino, che al volante di un' Alfa 1900 è dato per certo quale accompagnatore della Montesi nella gita che si doveva poi concludere in modo così tragico, sarebbe un noto artista, e più precisamente un esperto di musica jazz, figlio di un'altissima personalità di un partito governativo. Insieme a lui Wilma avrebbe trascorso le sue ultime ore (…) Ad un tratto prima di ricomporre il proprio abbigliamento, la ragazza avrebbe commesso l'imprudenza di bagnarsi nelle acque del Lido, ma sarebbe stata colta da improvviso e mortale malore. Impressionato, il giovane accompagnatore — testimone oculare della morte della Montesi — si sarebbe allontanato a bordo della propria auto portando seco alcuni indumenti intimi della ragazza (sottana, calze e reggicalze di raso miro). Successivamente, in seguno ad intervento del padre, egli si sarebbe spontaneamente presentato al Procuratore Generale della Repubblica recando gli indumenti della Montesi e rendendo la propria testimonianza.»

    «Questa illusione ci è stata ieri smentita dalla questura, la quale, anzi, ha precisato che il figlio dell'on. Piccioni è assolutamente estraneo al caso di Wilma Montesi. Più tardi, in un comunicato ufficiale diramato attraverso la agenzia Ansa, la Questura ha ribadito che tutte le informazioni pubblicate da alcuni giornali, secondo cui la polizia sarebbe venuta in possesso degli indumenti mancanti al cadavere di Wilma, non hanno alcun fondamento di verità. »

    In questa ferocia dell'informazione, tra i portatori di assolute certezze spiccano i giornali di destra, ma soprattutto il giornale monarchico il quale ha facilitato questa notizia attraverso un livello argomentativo molto deciso, come se avesse una verità in mano da dover affermare a tutti i costi...
    Ma com'è possibile che uno o due giornali promuovano verità assolute su un fatto di cronaca nera così enigmatico? Non è per caso che fanno o hanno interesse a fare il gioco di qualcuno che sta muovendo le fila di questa storia? Perché, ragionevolmente questi indizi portano in una strada che può chiamarsi benissimo «cospirazione»...

    «Secondo il giornale (di ispirazione monarchica), Wilma Montesi sarebbe morta durante un «bagno al chiaro di luna», alla presenza del giovane biondo. Il tono del quotidiano è di assoluta sicurezza, ed è questo che più sorprende, nel momento in cui tutti gli altri giornali — compreso il nostro — hanno mantenuto un atteggiamento di prudente cautela, suggerito dalla delicatezza del caso. Sembrerebbe quasi che 1 redattori del foglio monarchico sappiano punto per punto come effettivamente si sono svolti i fatti. Comunque, le affermazioni dei due giornali, pubblicate con il tono di chi conosce molto di più di quanto non voglia dire, meritavano di essere subito controllate.»

    «Che l'istruttoria sia ancora aperta è dimostrato dal fatto che ieri mattina, per la prima volta, un Sostituto procuratore della Repubblica ha interrogato la professoressa Rosetta Passarelli, domiciliata in via Principe Eugenio 60, la quale fu l'ultima persona (o la penultima) che vide Wilma Montesi viva. La Passarelli, da noi incontrata nel corridoi del Palazzo di Giustizia, ci ha dichiarato: «Confermo quanto dissi alla polizia. Sono certa che la ragazza che viaggiò con me sul treno per Ostia, delle 17.30 di giovedì 9 aprile era Wilma, la rassomiglianza con

tutte le fotografìe che mi sono state mostrate era assolutamente perfetta. Questo dissi alla Mobile, questo ho ripetuto oggi».

Lunedì 17 maggio succedeva un fatto strano. Veniva emesso un comunicato stampa da parte della Questura di Roma, «breve e monco»... Si diceva che il giorno prima, alle 19,30, veniva ritrovato il corpo di una trentasettenne, tale Teresa Seminara, a Tor Vaianica, in località Cincinnati, presso il Lido di Lavinio, a pochi passi dal luogo del ritrovamento del cadavere di Wilma Montesi, corpo che il mare avrebbe restituito. Nessuna parola su dove abitasse, sulle condizioni del cadavere e sulle modalità della morte...


Questa volta non ci sono stati tentativi di depistaggio da parte della Questura di Roma: perché...?


Dal ritrovamento di Wilma Montesi al depistaggio della polizia passavano cinque giorni. Cosa è successo in quei frangenti...? Il 16 aprile, infatti ecco che arrivava la posizione ufficiale della Questura di Roma: «La ragazza si è recata a Ostia per curare con l'acqua marina un'affezione cutanea ai piedi, colta da malore, è annegata».

Intanto il 20 aprile il giornale l'Unità sottolineava la necessità di una vittoria contro il blocco di potere Stay Behind alle prossime elezioni di giugno: «Longo e Secchia chiamano il popolo a spazzare col voto il governo della guerra fredda». Si perché quello che sta succedendo in Italia è che questa nuova legge, utile per i partiti satellite della DC, rappresenta il grimaldello tra il blocco Stay Behind e la corrente della Dc Iniziativa Democratica, legata ad una visione che non escluda le sinistre dal potere...


Certo è che un attacco al blocco Stay Behind portato facendo filtrare dalle pagine di uno scandalo di cronaca nera il nome del figlio del prescelto alla guida del suddetto blocco, cioè Attilio Piccioni, ha tutte le sembianze di una resa dei conti...


Ma un'altro fatto strano avviene il 24 maggio. C'è un settimanale comunista che si chiama «Vie nuove». Un suo redattore, Marco Cesarini Sforza, si assume la responsabilità di aprire questo misterioso vaso di pandora... E' il primo a scrivere il nome di Piero Piccioni, conosciuto fino a quel momento come il «biondino». Figlio del Ministro degli Esteri, musicista jazz che porta il nome d'arte di Piero Morgan, protagonista del notti romane, frequentatore degli ambienti cinematografici, in quanto autore di musiche da film, tra le sue conquiste femminili sembra esserci l'attrice Alida Valli. Cesarini Sforza, dunque, da un nome al biondino, figlio di un potente uomo politico, che si reca in Questura per consegnare gli indumenti di Wilma Montesi...

Perché annoveriamo questo accadimento nella categoria dei «fatti strani»? Prima di tutto perché, come abbiamo già segnalato, solo un folle si porterebbe a casa gli indumenti di una ragazza morta misteriosamente, per poi restituirli alla Questura... Poi, perché l'operato di Cesarini Sforza, è stato dichiaratamente censurato dal partito comunista, promotore del settimanale, affidandolo alla cultura del sensazionalismo, che non appartiene al retroterra di quella parte politica...? Infine, perché, proprio per quella censura, il giornalista, dopo essere stato querelato smentiva tutto, pagando in denaro per il suo errore.


Ma in che senso può essere considerato un errore? Sottoposto a interrogatorio, Cesarini Sforza, si è, giustamente, rifiutato di rivelare la fonte, suggerendo poi alla fine un altro generico depistaggio: ambienti vicini a De Gasperi...


Che all'interno di un sistema di interessi così compartimentato come quello del blocco Stay Behind, ci potesse essere una talpa intenzionata a colpre il sistema protetto e garantito da Claire Luce, è poco credibile... Ma allora chi è la fonte di queste informazioni così sconclusionate da apparire come un depistaggio...? E perché sono state diffuse...? Sono queste le questioni centrali che riguardano la vicenda della morte di Wilma Montesi. Solo rispondendo a queste domande diventerà possibile risalire alle cause del decesso di questa giovane ragazza romana...

La crociata di Clare Luce

L’ambasciatrice maccartista in Italia impegnata a “demagnetizzare” il comunismo nella patria di Macchiavelli

 

New York, 20 giugno 1953 - Sono passati pochi mesi dall’insediamento dell’ambasciatrice Clare Both Luce in Italia e la sua residenza romana di Villa Taverna sembra sia diventata una delle sedi istituzionali del paese ospitante. Mentre negli Stati Uniti la caccia ai comunisti sta rovinando carriere e vite, grazie a quel grigio uomo del senatore Joseph McCarthy, in Italia la crociata americana al comunismo viene condotta dalla fascinosa ambasciatrice che con quel suo piglio da generale seduttrice ha schierato attorno a se una pletora di personaggi provenienti per lo più dalle file di quello che fu il regime fascista…

In realtà l’attivismo della Luce, riguardo all’azione politica del governo italiano, nasconde una precisa strategia simile a quella del suo epigono McCarthy. Certo, le cose italiane sono parecchio ingarbugliate considerato che la giovanissima repubblica è il prodotto di mediazioni ed equilibri misteriosi.

Il blocco di potere capitanato dal leader della Democrazia Cristiana Alcide De Gasperi, promotore, all’indomani della guerra, della Dottrina Tuman, su cui Ike ha voluto investire, sembra dover competere con un nuovo leader emergente: Amintore Fanfani. Uno storico dell’economia, artefice di una di quelle che in Italia vengono definite “correnti”: “Iniziativa democratica”.

In breve possiamo dire che gli italiani all’interno dei partiti politici usano formare questa sottospecie di piccolo partito, tipo scatole cinesi. Tutti fanno finta di partecipare alla vita della loro organizzazione, attraverso la cosiddetta “dialettica”, attraverso cui criticano la leadership per avere più peso nel quadro generale dei rapporti di forza. Il peso si misura in funzione di quanti posti di potere quella corrente ha ottenuto dentro questo o quel governo, che in Italia, probabilmente proprio per questa ragione, cambiano con una velocità impressionante: nell’ordine di mesi. Ma nel paese di Machiavelli non potrebbe essere diversamente… O forse no...?

Fatto sta che le preoccupazioni dell’ambasciatrice Luce sono numerose... Ha suddiviso la Democrazia cristiana, ma in verità tutto il sistema politico-economico italiano, in buoni e cattivi, cioè in amici e nemici o per meglio dire affidabili e inaffidabili.

Ma affidabili per cosa? Per togliersi di mezzo i comunisti evidentemente… E tutti coloro che con essi hanno un qualche rapporto. Perché in Italia è in atto uno scontro di potere: il blocco degasperiano, nato dall'operazione Stay behind, muove guerra prima ai comunsti e poi al nuovo apparato interno, il cui leader è Amintore Fanfani. Povera ambasciatrice, le sarà preso un colpo quando, il 7 giugno, la DC ha fallito l’occasione di prendere la maggioranza assoluta alle elezioni politiche, insieme ai partiti satelliti che gli ruotano intorno… Si, perché l'operazione, secondo il Pentagono, doveva essere proprio questa. Tutti, nelle alte sfere dei servizi, erano convinti di poterci riuscire. Sarebbe stato il fiore all'occhiello dell'Operazione Demagetizzazione, quella che appena tre anni fa ha sostituito l'operazione Sacchi neri, nata nel 1945, e che fa spostare di un passo in avanti tutto il sistema Stay Behind... Per capire verso cosa, saremo in grado di informare i lettori americani ignavi, speriamo presto... Si, perché qui in ballo oltre al sabotaggio ci sono le operazioni speciali, attraverso cui sembra ci sia in ballo qualcosa di grosso... Quelle piccole bande armate, finanziate con l'operazione Sacchi neri, prevalentemente in Sicilia, formatesi tra mafiosi e fascisti, non avevano un disegno strategico di media lunga durata. Diciamo che non avevano nessun disegno se non quello creare reti di deterrenza... Adesso, con l'arrivo di Clare Luce, qualcosa si muove...

Non me ne vogliano i serafici cittadini italiani, loro non sono di per sé stupidi, sono innocenti, non sanno cosa sta succedendo nel loro paese... Non sanno che i messaggi governativi sono stati sabotati dai corpi intermedi dei servizi segreti che si sono incrociati, corpi sotto il comando di un uomo, capo della CIA in Italia. Si chiama William Colby e risponde direttamente a Clare Luce...